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Carnevale – Pro Loco Acquapendente

Carnevale

Una festa molto sentita nella nostra cittadina, dove grandi e piccini avranno modo di trascorrere giornate di totale divertimento.
In questa pagina ed in questo sito troverete tutte le informazioni necessarie per conoscere questa festa, dove non esistono spettatori ma solamente attori, venite a trovarci e verrete coinvolti in una spirale di allegria e divertimento, in un paese fantastico impreziosito da numerosissime e coloratissime maschere.

La Preparazione

Per scoprire dove nasce la cartapesta bisogna addentrarsi, i giorni freddi di fine d’anno, nei locali adibiti alla costruzione dei carri allegorici. Le figure nascono dalla creta, plasmata da mani esperte che danno loro le pose e le proporzioni volute. Il bozzetto, che l’ideatore del carro realizza in scala con attenzione alle proporzioni più che ai particolari, è già una piccola opera d’arte, frutto dell’esperienza degli artigiani aquesiani e della loro inventiva.
Il Carnevale di Acquapendente non è uno di quelli nati recentemente per scopi turistici ma fonda le sue radici nella storia della città. Mentre la creta prende forma tra le mani del progettista, altri allestiscono il locale che dovrà ospitarli durante il lungo lavoro per la costruzione del carro, predispongono l’illuminazione, gli attrezzi, le armature che dovranno sostenere l’enorme peso dei modelli in creta.

La Storia

Un aspetto tipico delle manifestazioni del Carnevale aquesiano erano i semplici riti del Giovedì Grasso, strettamente legati all’ambiente contadino e oggi quasi totalmente scomparsi.
Si trattava di una sorta di teatro popolare itinerante in cui, un gruppo di soli uomini, completamente mascherati, rappresentava sei personaggi fissi che si spostavano di podere in podere a fa la cerca di saporita carne di maiale. C’erano un suonatore, un pagliaccio, un vecchio, una vecchia, uno sposo e una sposa. Partivano il giovedì mattina di buon ora e iniziavano la loro visita per i casali di campagna. Il pagliaccio che teneva in mano un lungo spiedo o spito, appena entrato nella casa, cercava subito la pertica dove era stesa la carne di maiale a stagionare e iniziava a gridare: ciccio, ciccio, ciccio.... Gli altri intrattenevano la famiglia ed in particolare le ragazze, suonando e ballando.

Oltre la carne di maiale, che veniva infilzata nello spito, ricevevano anche uova e altre vivande che riponevano in un capagno portato dal vecchio. Le maschere, dopo aver divertito ed incuriosito la numerosa famiglia contadina, che in genere non riusciva a riconoscere gli interpreti, se ne andavano verso un altro podere e di nuovo un busso alla porta, la solita frase: "Fate bono a lo spito, Dio ve salve vostro marito" e si ricominciava a ballare.
Tutto questo fino a sera, quando, presso l’ultimo podere del percorso, si faceva una grande veglia, banchettando con le vivande ricevute, tra suoni, canti, balli e tanto vino.

Carnevalaccio

Ogni anno, il martedì Grasso, al tramonto, il tradizionale fuoco purificatore crepita ancora una volta per ridurre in cenere il Carnevale.
Il fantoccio che lo rappresenta viene ucciso perché è lui il capro espiatorio che attraverso la morte ci sottrae alle paure ancestrali residuo di quella cultura agro-pastorale in cui la sopravvivenza era una continua conquista. Certamente ai giorni nostri la cremazione di Re Carnevale ha tutt’altro significato nella standardizzazione della cultura di massa e del consumismo. Simboli e caratteri dell’antica festa si sono sovrapposti ed oggi è difficile riconoscere nelle manifestazioni carnevalesche l’antico rito di vita-morte che oramai è divenuto spettacolo.
Re Carnevale, prima di morire, come ogni anno lascerà ai posteri un testamento scherzoso ma non troppo, si sarà pentito di tutte le sue malefatte promettendo solennemente di compierne altrettante in futuro e da secoli egli mantiene la sua promessa agli aquesiani, perché questo carnevale è uno dei pochi in cui lo spettatore può divenire attore.

Saltaripe

La maschera di Acquapendente dal caratteristico costume con i colori dell’arcobaleno, è il simbolo del Carnevale Aquesiano da quando, nel 1960, Cesare Bertuzzi la disegnò sghignazzante e con la torre dell’orologio in mano. A donarle un’anima sono stati i bambini aquesiani che nel 1986, attraverso un concorso, hanno inventato il suo nome, il carattere ed il vestito.


Carta d’identità

Nome: Saltaripe
Carattere: ama le burle e le Fregnacce, è un allegro fannullone che alza spesso il gomito e allora il “Pulpito del Diavolo”, le “Ripe”, la “Torre dell’Orologio” e perfino la solenne statua di Girolamo Fabrizio diventano agevoli balconi.
Vestito: arcobaleno

Sagra della Fregnaccia

Nel 1978 il gruppo di amici de “La Squadraccia” ha dato inizio alla sagra della fregnaccia, il gustoso complemento gastronomico del Carnevale Aquesiano. La fregnaccia è una frittella arrotolata dall'aspetto simile ad una crepe, ottenuta con acqua, farina e grasso delicato del “cianchetto” del maiale, deriva da un’antica ricetta contadina che può essere arricchita cospargendola con pecorino, parmigiano oppure, per i più golosi, con zucchero o cioccolata.

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